Il Carnevale Civitonico è un Carnevale storico le cui radici risalgono al III-II sec a.C. e nella sua tradizione sono sempre state presenti le maschere.
Le prime maschere di cui abbiamo notizia erano utilizzate durante i Canti Fescennini ed erano mascherine rappresentanti il volto del dio Dioniso, il dio della gioia, del vino e del mascheramento per eccellenza.
Non abbiamo però testimonianze sull’uso delle maschere durante il Carnevale fino all’anno 1600, quando un editto del Vescovo Simone Paolo Aleotti ci svela che nella Diocesi di Civita Castellana era stato vietato il mascheramento durante il Carnevale per salvare le anime in previsione dell’anno santo.
I documenti storici ci confermano che sarà soltanto dopo duecento anni che si affermeranno le prime sfilate in maschera durante le quali venivano lanciati confetti e sbruffi (pezzetti di carta colorata simili agli attuali coriandoli) e alle ragazze più graziose venivano fatti omaggi floreali.
Le maschere più in voga a quei tempi erano quelle dei personaggi della Commedia dell’Arte come Pulcinella e Arlecchino; venivano inoltre presi di mira con maschere ironiche gli avvocati e i quaccheri. Sappiamo anche che durante questo periodo ci furono diversi casi di imprigionamenti legati all’uso delle maschere.
Tra il 1900 e il 1940 invece, famiglie dell’alta borghesia organizzavano feste in maschera in cui sfoggiavano abiti raffinati e ricercati. In contrapposizione, le famiglie più povere giravano per le vie del centro storico con abiti vecchi e consunti, presi in prestito da genitori e nonni.
Durante questi anni si diffuse a Civita Castellana un particolare costume carnevalesco chiamato Domino molto semplice e facile da realizzare.
Il Domino era un costume carnevalesco nato a Venezia e in seguito diffusosi in tutta Europa. Era un costume semplice ma che rendeva irriconoscibile chi lo indossava. Infatti era formato da un sacco che si infilava dalla testa ed arrivava ai piedi; era realizzato con tessuto povero (spesso fodera) con due buchi per gli occhi ed uno per la bocca. Questa maschera, oltre che per le sfilate e i veglioni, era usata anche per un’antica tradizione: dopo averlo indossato ci si recava, per scherzo, a suonare i campanelli delle case per farsi invitare a mangiare i classici prodotti della cucina locale accompagnati da un buon bicchiere di vino.
Passano i secoli e cambiano le mode: il Carnevale Civitonico attraversa i vari decenni e anche le maschere subiscono vari cambiamenti; macchiette, costumi ispirati alla satira politica, ai film, ai cartoni animati… ancora oggi, però, è possibile vedere, per le vie della città, durante i giorni di sfilata chi, decisosi all’ultimo momento, si infila un domino ed esce per prendere parte al più pazzo, sfrenato e liberatorio carnevale della provincia: quello di Civita Castellana.
Buon Carnevale a tutti!
C. B., II A liceo classico
