Intervista a Giuliana Allegretti, designer del logo del Carnevale Civitonico

In questa intervista incontriamo Giuliana, designer civitonica che ha realizzato il logo ufficiale del Carnevale Civitonico e che con grande disponibilità ha ripercorso la sua esperienza professionale, il legame con la città e le ispirazioni che hanno guidato la sua creatività.

Buongiorno Giuliana, è un piacere averti qui con noi.

Il piacere è tutto mio.

Mi dica, come ci si sente all’idea che un suo progetto sia diventato così significativo per la sua città natale?

Sono molto contenta. Ogni anno, quando arriva il Carnevale e vedo il cartellone con il mio logo, mi emoziono. È una soddisfazione aver fatto qualcosa per la mia città. Oltre al logo, ho partecipato anche alla realizzazione del Puccio per tre anni: il Carnevale mi ha sempre coinvolta molto. Da giovane lo festeggiavo e probabilmente anche quest’anno parteciperò. Sono anche coinvolta nell’organizzazione di un carro ispirato a Frida Kahlo.

Lei ha frequentato il liceo classico. Come è arrivata al mondo del design?

Dopo il liceo classico mi sono iscritta ad Architettura, ma non ho terminato gli studi perché ho avuto l’occasione di iniziare a lavorare in alcune industrie di piatti e ceramiche. Utilizzavo Photoshop già da più di trent’anni, dalle prime versioni. Ho lavorato nello studio grafico delle fabbriche con il professor Franco Giorgi, figura importante per Civita.

Per 18 anni ho realizzato grafiche al computer, preparato pellicole per la serigrafia e seguito la parte digitale della produzione. Con la crisi dei primi anni 2000 le fabbriche hanno chiuso, ma ho continuato a lavorare come grafica indipendente, occupandomi di loghi e locandine. Nel 2020 mi è stato commissionato il logo del Carnevale Civitonico.

Qual è l’idea alla base del logo del Carnevale Civitonico?

Il logo è stato realizzato nel 2020. Ho pensato ai simboli di Civita: il Forte, i colori rosso e blu e il mosaico cosmatesco del Duomo. Ho “vestito” il Forte con elementi carnevaleschi, ispirandomi al cappello del giullare, figura ribelle e trasgressiva, perfetta per rappresentare lo spirito del nostro Carnevale.

Ho inserito anche un motivo che richiama il mosaico cosmatesco dell’ingresso del Duomo. Per il testo ho scelto un font stile Art Déco, per sottolineare la storicità del Carnevale. Il Ponte Clementino era difficile da integrare graficamente, quindi ho preferito non inserirlo. Ho voluto un logo semplice, stilizzato e facilmente riconoscibile.

Le attività organizzate dal Comune distinguono Civita dagli altri paesi del Viterbese?

Credo di sì, anche se si può sempre migliorare. Negli ultimi anni è stato fatto molto per il Carnevale. Quello del 2020 è stato particolarmente bello: l’amministrazione aveva coinvolto tutti e i carri erano di altissimo livello.

Dopo il Covid c’è stato un periodo incerto in cui non si sapeva se la sfilata avrebbe avuto luogo o meno e questo ha influito sulla partecipazione. Realizzare carri è costoso e impegnativo, quindi oggi se ne vedono di meno, ma quelli, anche piccoli, realizzati l’anno scorso erano molto belli.

Che rapporto dovrebbe esserci tra territorio, simboli e design?

Il rapporto deve essere forte. Il territorio è ciò che siamo: feste, tradizioni, lavoro. Se perdiamo questo, perdiamo tutto. Le tradizioni vanno rispettate, conservate e migliorate nel tempo.

A Civita Castellana molte cose sono andate perdute dopo la chiusura delle fabbriche: un tempo i carri venivano realizzati proprio lì, con grandi investimenti e partecipazione collettiva. Oggi abbiamo gruppi diversi, ma allora erano le fabbriche stesse ad avere i propri carri.

 

L’intervista conferma quanto sia forte e sentito il legame tra il tessuto cittadino civitonico e l’antica tradizione del Carnevale.

 

E.R., V A liceo classico