O’ Puccio: storia di una tradizione civitonica

Quando si pensa al Carnevale Civitonico, una delle figure centrali che subito vengono in mente è senz’altro il Puccio, o meglio o puccio, un enorme pupazzo di cartapesta che ogni anno, il 17 gennaio, giorno dell’inizio del periodo di Carnevale, viene innalzato sulla fontana della piazza del Comune come figura simbolica.

Il termine “Puccio” deriva proprio dal dialetto locale e indica una persona che rimane ferma senza fare nulla. Il ruolo di questo fantoccio, infatti, è proprio quello di sorvegliare silenziosamente i festeggiamenti.

Ma qual è il suo significato all’interno della festa?

Le sue radici risalgono all’Ottocento: infatti, la sua figura era già descritta come protagonista di un rito simile a quello odierno. In particolare, nel 1833, lo storico del folklore Gaetano Gigliotti scrisse un elogio del Carnevale che comprendeva  il “funerale del Re delle Maschere”, un rituale che corrisponde all’odierno “Rogo de O’ Puccio”.

Già allora il Puccio fungeva da Re del Carnevale, ed era creato appositamente ogni anno con lo scopo di rappresentare l’eccesso, la pigrizia, i vizi e tutta la follia del periodo carnevalesco.

Durante questo periodo, infatti, ci si dedica al divertimento senza freni in vista di un periodo pudico e di purificazione, quello della Quaresima.

Uno dei momenti più significativi della festa del Carnevale è rappresentato, infatti, proprio dal Rogo del Puccio, che si svolge ogni anno durante il Martedì Grasso, giorno di chiusura dei festeggiamenti.

Il falò con cui il fantoccio viene distrutto non è un semplice spettacolo, ma ha un significato rituale molto profondo: il rogo segna la conclusione ufficiale del periodo carnevalesco, chiudendo la fase di trasgressione prima dell’inizio della Quaresima cristiana.

Poiché “O’ Puccio” rappresenta, nella tradizione locale, una figura legata alla follia, al gioco e all’eccesso del Carnevale, bruciarlo significa eliminare simbolicamente le follie e gli eccessi del periodo di festa.

Inoltre, nell’antropologia delle feste popolari, il rogo funge da rito di transizione: dal tempo carnevalesco (caos, divertimento) al tempo della Quaresima (ordine, sobrietà, riflessione).

Negli ultimi anni, la realizzazione di “O’ Puccio” ha coinvolto anche gli studenti del Liceo Artistico “U. Midossi” di Civita Castellana, che collaborano alla progettazione e realizzazione del pupazzo.

La partecipazione di giovani conferisce al Carnevale un carattere ancora più comunitario: le nuove generazioni apprendono le tecniche tradizionali e contribuiscono a trasformare il Puccio in un’opera collettiva che mantiene viva una tradizione antica, rinnovandola ogni anno.

 

 

L.P., V A liceo classico